Pino Filippelli: “La mia esperienza di volontario in Uganda”

Dopo una carriera nel campo legale, Pino Filippelli ha scelto di dare una nuova direzione alla sua vita. La sua esperienza in Uganda con Kope Onlus e Kopango Foundation lo ha portato a lavorare sul campo in progetti educativi e sostenibili. Un viaggio intenso che gli ha insegnato il valore della professionalità nella cooperazione e l’importanza di un impegno autentico per un cambiamento duraturo.
Il questo articolo lui stesso racconta questa esperienza che gli ha cambiato la vita
DI PINO FILIPPELLI
Prima di intraprendere questa straordinaria esperienza, ho deciso di investire nel mio futuro e prepararmi adeguatamente per un percorso che avrebbe cambiato il corso della mia vita. Ho conseguito una laurea in giurisprudenza e, dopo aver lavorato a lungo nel campo legale, mi sono reso conto che non bastava più. La mia carriera tra tribunali e faldoni processuali non mi dava la realizzazione che cercavo. Sentivo dentro di me un desiderio di fare di più, di dare un contributo a chi vive in difficoltà, lontano dalle opportunità che conosco. Così, ho deciso di ampliare la mia formazione e ho frequentato e conseguito un Master internazionale in Project Management per la Cooperazione Internazionale. Questo percorso mi ha fornito gli strumenti professionali per operare nel campo della cooperazione, dove la professionalità è fondamentale per un cambiamento vero e duraturo.
La mia scelta di partire per l’Africa, il continente che avevo visitato in passato come semplice turista, nasceva dalla voglia di avvicinarmi a quello che ho sempre considerato “l’ultimo miglio” del mondo, il più bisognoso di aiuto, ma anche il più ricco di opportunità di cambiamento. Non volevo cadere nella trappola del “volunturismo”, quelle esperienze che spesso non fanno altro che alimentare uno spettacolo per i turisti. Avevo bisogno di un’organizzazione che fosse seria, che avesse un impatto concreto e che operasse con professionalità e rispetto per le comunità. Ed è lì che ho incontrato Marco e Carmen.
Marco, vicepresidente di Kope Onlus e cofondatore di Kopango Foundation, mi ha subito colpito per la sua serietà e dedizione. Kope e Kopango non sono semplici realtà di volontariato, ma vere e proprie fondazioni che lavorano sul campo per creare un cambiamento duraturo. Kope Onlus è un’organizzazione che da anni porta avanti progetti di cooperazione in Uganda, mentre Kopango Foundation, nata proprio in Uganda, si occupa di sostenere le comunità locali con progetti in ambito educativo, sanitario e di sostenibilità. Con Marco e Carmen, ho trovato non solo due professionisti, ma due persone che vivono la cooperazione come una missione, ed è stato un onore far parte del loro team.
Sono partito con il cuore colmo di aspettative e valigie stracolme di emozioni, ma nessuna di esse mi ha davvero preparato a ciò che avrei vissuto. L’Uganda è un paese che ti entra dentro, che ti segna. La sua realtà ti scuote, ti apre gli occhi su un mondo che ti cambia dentro, ti fa sentire più piccolo e più grande allo stesso tempo. Non si può restare indifferenti, perché la gente ti accoglie come se fossi uno di loro, ma ti fa vedere anche la durezza delle sfide quotidiane.
Arrivato in Uganda, ho avuto l’opportunità di mettere in pratica le competenze acquisite e di vedere sul campo come il lavoro di squadra e la professionalità possano davvero fare la differenza.
Tra i progetti più significativi c’è stato quello che ha coinvolto la St. James School Biina di Kampala, una scuola che, a causa di un incendio devastante, aveva perso gran parte dei suoi banchi. Con il nostro aiuto, siamo riusciti a fornire nuovi banchi, restituendo ai bambini un luogo di apprendimento migliore. Ma quello che mi ha veramente emozionato è stato il sorriso dei bambini, la gratitudine del preside e degli insegnanti, che vedevano finalmente la speranza tornare nei loro occhi. Quel momento, quel gesto di aiuto, ha avuto un impatto molto più grande di quanto potessi immaginare.
In parallelo, con il team di Kope e Kopango, abbiamo avviato un progetto che mi ha entusiasmato molto: la creazione di due prototipi di banchi innovativi, uno in legno tradizionale e uno in bambù, un materiale ecologico che rappresenta un’opportunità unica per l’Uganda. Abbiamo lavorato insieme a Cowa, una vocational school che opera nell’ambito della cooperazione internazionale, e Amabanda Uganda, un’azienda giovane che si occupa della raccolta e lavorazione del bambù.
Sebbene non abbiamo ancora completato la produzione di questi banchi, il nostro design è già una realtà, e i prototipi sono un passo importante verso una nuova era dell’educazione in Uganda, più sostenibile e innovativa. La professionalità che ho visto in Marco e Carmen, e nelle realtà di Kope e Kopango, mi ha insegnato quanto siano fondamentali le competenze per operare in questo campo.
La cooperazione internazionale non è solo una questione di buona volontà, ma di capacità di progettare, monitorare e realizzare azioni che abbiano un impatto duraturo sulle persone e sulle comunità. Ogni passo che abbiamo fatto, ogni progetto che abbiamo avviato, è stato costruito su una solida base di competenze, conoscenze e, soprattutto, passione per il cambiamento.
QUESTA ESPERIENZA MI HA ARRICCHITO IN MODO CHE NON AVREI MAI POTUTO IMMAGINARE.
Ho avuto il privilegio di lavorare fianco a fianco con persone straordinarie, di conoscere realtà incredibili e di essere testimone di come la cooperazione e l’impegno possano portare a risultati concreti. Ho imparato che il cambiamento è possibile, che anche una piccola azione, se fatta con dedizione, può fare la differenza.
Sono tornato a casa cambiato, con un cuore più grande e un’anima più piena. Ho visto il mondo da un’altra prospettiva, e ho capito che, quando si lavora con passione e competenza, ogni gesto conta. Ma ciò che mi ha toccato di più è stato vedere gli occhi di quei bambini, pieni di speranza, di fiducia, di vita. E in quei momenti ho capito che, alla fine, quello che ci rende veramente ricchi è la capacità di toccare la vita degli altri, di essere parte di qualcosa di più grande di noi stessi.
Questa esperienza, che mi ha insegnato tanto sul valore della solidarietà, sull’importanza delle competenze professionali nella cooperazione e sull’amore per Mamma Africa, è un capitolo della mia vita che custodirò per sempre. Ed è proprio in questi momenti che ho capito che ciò che mi è rimasto nel cuore non sono solo i progetti o i risultati ottenuti, ma l’umanità che ho incontrato, la bellezza dei legami che si creano quando le persone si uniscono per uno scopo comune. Ogni passo che ho fatto, ogni sorriso che ho ricevuto, mi ha insegnato che la vera ricchezza sta nella capacità di dare, di costruire ponti tra culture, di fare la differenza in modo autentico.
E mentre guardo al futuro, non posso fare a meno di pensare che, seppur piccolo, il mio contributo è stato parte di qualcosa di molto più grande: un futuro migliore per chi ha bisogno, un mondo che possiamo davvero cambiare, un passo alla volta.
Pino